lunedì, 12 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 12, 2008 22:01
category: teatro, passione, io
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Basterebbe entrare in una foto, come quella che ho messo qualche ora fa... In un posto deserto, piovoso, buio, nuovo, lontano. Racchiudermi tra quelle sedie di ferro, con la penna in mano ed i fogli fradici che non reggono nemmeno l'inchiostro. Basterebbe così... solo girare gli occhi e trovarti lì, per  mano alla mia parte resistente, a quella testarda parte di me che non ci rinuncia a quel batticuore, a quella sofferenza dannata, a quel rumore che sa di velluto, alle corse, ai rallentamenti obbligati, allo stomaco liquido ed in fiamme. Basterebbe davvero, trovarvi lì, me e Te, seduti a quel tavolo di ferro come le sedie, a contare la pioggia che non smetterà, le ore che non passeranno. Azzerando tutto, e rispondendo alla domanda: quanti anni hai? Nessuno.
Ma questo posto non esiste. Ed io non resisto.
lunedì, 12 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 12, 2008 18:39
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sabato, 10 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 10, 2008 20:01
category: testi, io
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la scenografia dei tuoi appartamenti
buia sacrestia della teatralità
la diplomazia lavabiancheria dei miei chiarimenti
solita amnesia della tranquillità
la didascalia dei tuoi atteggiamenti
sacra liturgia della formalità
l'autobiografia enciclopedia dei miei mutamenti tormenti
meteorologia della scontrosità e della codardia
e ci baciamo là
sopra il boccascena dell'ultima cena di chi tradirà
e un'altra volta in più "già"
ci si uccide la passione
dentro un'auto nel burrone la spingiamo giù ma
siamo sempre qua storie in bianco e nero
dove abbiamo solo un ruolo fisso da comparsa
nelle file di un bolero e tutto il resto è farsa
noi venimmo qua facce da straniero
dentro questa scena oscena per non farne a meno
altro giro di bolero ed un altro sorso di veleno
la radiografia dei miei giuramenti
vaga profezia della meschinità
la coreografia scelta simmetria dei tuoi turbamenti
nuda rapsodia della sinuosità
la tappezzeria dei miei pentimenti
fiacca parodia della maturità
la cineseria micro chirurgia dei tuoi sentimenti lamenti
pura maestria della fragilità e della tirannia
e se il mio cuore sta fermo alla frontiera
tu ti mostri fiera della vanità
perché‚ ci sono anch'io là tra i tuoi ninnoli d'avorio
a suonare il repertorio di un eterno addio ma
siamo sempre qua chiusi in un mistero
che l'amor sia tutto
è tutto ciò che noi sappiamo dell'amore che è un bolero
in cui ci muoviamo
noi saremo qua tra il falso e il vero
il bene e il male
quando voleremo
digitando uno e zero
in una realtà virtuale
o contando il tempo di un bolero

venerdì, 09 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 09, 2008 22:54
category: teatro, io
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Oggi, dopo anni di lotta e convinzioni, tormenti e appagamenti, ma sempre con la voglia di andare avanti, per la prima volta mi è venuto in mente di mollare. Di dire addio al mio Amore. Di dirgli che non posso continuare ad aspettarlo, a cercarlo, ad averlo per manciate di momenti, e poi di nuovo a soffrire, a volerlo e non c'è, a cercarlo e si nega, a chiedere e non avere risposte. Ho pensato, seriamente, e con determinazione di lasciare il Teatro. Con stanchezza, sofferenza, privazione, mutilazione del cuore, annientamento dei desideri, soffocamento dell'anima, tortura della realtà.
Si, l'ho pensato. E non era mai successo.
Che vorrà dire?
venerdì, 09 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 09, 2008 14:57
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"Io vi odio. Odio i sogni che dormite,  odio ciò che toccano le vostre mani marce, odio quando vi vestite per la festa, odio i soldi che avete in tasca, odio la bestemmia atroce di quando vi permettete di piangere, odio i vostri occhi, odio l'oscenità del vostro buon cuore, odio i pianoforti che come bare popolano il cimitero dei vostri salotti, odio i vostri amori schifosamente giusti, odio tutto quello che mi avete insegnato, odio la miseria dei vostri sogni, odio il rumore delle vostre scarpe nuove, odio ogni singola parola che avete mai scritto, odio ogni momento in cui mi avete toccato, odio tutti gli istanti in cui avete avuto ragione, odio i ritratti che pendono sui vostri letti, odio il ricordo di quando ho fatto l'amore con voi, odio i vostri segreti da niente, odio tutti i vostri giorni più belli, odio tutto quello che mi avete rubato, odio i treni che non vi hanno portato lontano,
 odio i libri che avete lordato con i vostri sguardi, odio lo schifo delle vostre facce, odio il suono dei vostri nomi, odio quando vi abbracciate, odio quando battete le mani, odio quel che vi commuove, odio ogni singola parola che mi avete strappato, odio la miseria che vedete quando guardate lontano, odio la morte che avete seminato, odio tutti i silenzi che avete straziato, odio il vostro profumo, odio quando vi capite, odio qualsiasi terra che vi abbia ospitato, e odio il tempo che è passato su di voi. Ogni minuto di quel tempo è stata una bestemmia. Io disprezzo il vostro destino. E ora che mi avete rubato il mio, solo mi importa sapervi crepati. Il dolore che vi spezzerà sarò io, l'angoscia che vi consumerà sarò io, i vermi che si ingrasseranno con le vostre carcasse sarò io, il tanfo dei vostri cadaveri sarò io. E ogni volta che qualcuno vi dimenticherà, lì ci sarò io."

Alessandro Baricco

giovedì, 08 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 08, 2008 12:53
category: teatro, passione, io
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Luce. Occhi aperti. Sipario aperto. Ma dove siete? Vi ho solo sognati? Non sento le vostre voci, neanche un brusìo, niente. La platea è vuota. Mi sono lasciata andare soltanto un attimo tra le braccia di Morfeo, mi sono lasciata trascinare negli inferi paradisiaci di un sonno minuscolo ma necessario e adesso, apro gli occhi, torno e voi ... non ci siete più. Mi avete ingannata. Avete aspettato che mi rilassassi (ecco, lo sapevo che non dovevo farvi vedere il mio senso di pace...) per andarvene, appena fatto buio, appena chiuso il sipario... E adesso a luci accese non ci siete più. Per fortuna ho aperto gli occhi. Per fortuna era solo un incubo.
mercoledì, 07 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 07, 2008 14:24
category: teatro, passione, io
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palcoscenico I miei occhi si chiudono, piano, lentamente, cullati dal rumore del sipario che si chiude con loro. Fruscio voluttuoso, fruscio immaginato, ma così vivo, da svegliarmi di nuovo. Spalanco gli occhi e il sipario è spalancato con loro. Decido io per tutti: chiusi! Assaporo il momento in cui la mia mente si lascia intorpidire, accarezzare, scivolare via, in un'anestesia di stanchezza profonda, di spossatezza mentale. Mi lascio andare, e succede sempre più raramente... Sprofondo in uno stato di semincoscienza, incosciente del fatto che con il sipario chiuso si può soffrire, cosciente del fatto che ancora una volta il tuo pensiero mi aiuta a dimenticare. A ricordare. Ad afferrare. A lasciar correre. A dormire. A svegliarmi.  Lasciarmi andare. Sprofondare. No. Non voglio. Si... ho sonno. Sipario chiuso, occhi chiusi, buio.
sabato, 03 maggio 2008
author: viareggina @ maggio 03, 2008 09:10
category: testi, teatro, shakespeare, passione
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castelloinaria
- Tortura e non grazia.  Il cielo è qui
dove vive Giulietta. Ogni gatto, ogni cane,
ogni piccolo topo, quello che c'è di più vile,
può vivere qui in cielo, e guardare Giulietta;
solo Romeo non può. C'è più rispetto,
più cortesia, più dignità per le mosche
che girano intorno a una carogna, che per Romeo.
Le mosche possono toccare la bianca meraviglia
della mano di Giulietta, e rubare
una felicità sovrumana alle sue labbra,
che, nella loro modestia, diventano ancora più rosse
considerando peccato quei baci; ma Romeo
non può! Egli è al bando. Questo possono fare
le mosche, e io no, perché devo fuggire.
Esse sono libere, e io al bando. E tu mi dici
ancora che esilio non è morte?
Non avevi, per uccidermi, un veleno, un coltello
dalla punta affilata, un mezzo qualsiasi di morte,
più immediato di questo miserabile "bandito"?
"Bandito"? O padre, i dannati nell'inferno dicono questa parola a cui fa eco un lungo lamento.
Tu che sei un servo di Dio, un confessore di anime,
uno che libera dai peccati, tu che dici di essere
mio amico, come hai il cuore di annientarmi
con la parola "bandito"? -
mercoledì, 30 aprile 2008
author: viareggina @ aprile 30, 2008 19:09
category: io
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InvitoAlSilenzio
lunedì, 28 aprile 2008
author: viareggina @ aprile 28, 2008 18:56
category: teatro, passione, io
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Ho capito come ti amo.

Che ti amo lo sapevo da tempo, e non so da quanto, ma so che sei dentro di me e che risulti nelle mie analisi del sangue. Ma non sapevo... come...
Ti amo con cattiveria, con freddezza, con calcolo, senza disciplina, con arguzia e tenacia, con finezza ed efficacia. Ti amo con forza e coraggio, con ambizione e  determinazione, con saggezza e pericolo. Ti amo con presunzione ed arroganza, con scortesia e molestia, tormento e brama. Ti amo con impazienza e struggimento, con avidità, sospetto, fatalità e rassegnazione. Ti amo nel peggiore dei modi, senza ritegno, con stravaganza e volubilità, diversamente ogni giorno, consapevolmente e incoscientemente. Ti amo come non vorrei amarti.